« Prezi, che carino | Homepage | Genio nella bottiglia »

domenica, 05 febbraio 2012

Quale futuro per il libro?

L'ultimo post scritto per il blog della società per cui ho la fortuna di lavorare, Banzai Media, è una sintetica istantanea sul punto in cui si trova l'ultima rivoluzione digitale in ordine di tempo. 

Perché quella degli eBook possa dirsi l'ultima rivoluzione digitale in ordine di tempo, è presto detto:

libri,ebook,jonathan franzen

Credits: Forrester Research - How Digital Consumption Is Reinventing The Media Industry (2009)

Ovviamente questa istantanea fa sorgere più domande di quante non ne risponda: siamo del resto di fronte ad una strada tutta da percorrere, che racchiude una serie di possibilità che matureranno nel tempo.

Le domande sono molteplici: quale sia il modello che dovranno adottare gli editori nell'era digitale. Quali i pattern di comportamento e di acquisto dei lettori. Quale la catena del valore che di delineerà nei nuovi assetti dell'industria.

Ma naturalmente la domanda più interessante è: che fine farà il libro?

Nessuno, tantomeno il sottoscritto, possiede la classica boccia di cristallo, ma mi sembrano assai probabili due scenari:

1) L'editore del futuro, perdendo buona parte della leva della distribuzione, dovrà imparare a stare sul mercato creando ulteriore valore attorno al prodotto, all'esperienza utente del lettore, a tutto tondo. 

Un ruolo più complesso ed articolato rispetto a quello del produttore dei moderni incunaboli dell'ultimo secolo, che presuppone anche la capacità di diventare (anche) selezionatore, ascoltatore e suggeritore di consigli utili per i suoi utenti.

Un soggetto che contribuisce ad arricchire l'esperienza utente dei lettori, trasportandola anche fuori, perché no, dall'eBook stesso, capace di personalizzarla (es. highlights e prefazioni su misura?), etc.

Un attore che si misura in un ecosistema nuovo, che ne capisce le sfaccettature, riconosce le voci influenti e che diventa a sua volta un contributore, capace di essere parte del dibattito su diversi piani/canali.

2) Il libro come l'abbiamo conosciuto sarà sicuramente meno importante di oggi, ma non si estinguerà (o almeno non per gli eBook odierni). 

Può anche essere che tornerà la letteratura non retribuita, come dice Vincenzo Latronico ("la Lettura" di oggi, significativamente non online), ma credo sia azzardato parlare di libro come "accidente storico".

Accidente storico un accidente: cominciamo a riconoscere che senza la parola stampata probabilmente la popolazione mondiale oggi sarebbe di qualche decina di milioni di analfabeti che vivono in condizioni igieniche disastrose in un mondo preindustriale. Riconosciamo che senza l'invenzione della stampa non avremmo conosciuto Illuminismi, rivoluzioni industriali e naturalmente non saremmo arrivati all'era digitale, se è vero che Natura non facit saltus.

Quindi cominciamo a riconoscere al buon vecchio libro in carta stampata l'importanza che si merita e il suo ruolo di pilastro del progresso.

In secondo luogo, la parola stampata è a suo modo un'esperienza utente insostituibile. E' la certezza (rassicurante) di sapere che se quel libro lo pescherò dalla libreria tra qualche anno, sarà sempre lui, testimone di un'epoca, una sorta di marcatore temporale che porta a sua volta dentro di sè una storia, un senso del tempo che passa.

Una parentesi di fissità in un mondo sempre più fluido e frenetico, una dimensione temporale diversa - e più rassicurante a mio modo di vedere - rispetto alla perenne attualità dei bit.

Non stiamo parlando del giornale che vive la sua breve vita tra i nostri polpastrelli oggi, per finire nella raccolta differenziata domani. Stiamo parlando quasi di un essere vivente, che invecchia insieme a noi.

Ecco, Jonathan Franzen teme che questo mondo finisca per sempre tra una cinquantina d'anni ed è contento di non doverlo vedere.

Io invece sono convinto che i libri di carta, la loro fissità ed al tempo stesso il loro lento degradarsi, il loro ciclo vitale curiosamente parallelo a quello delle nostre vite, saranno ancore cui aggrapparsi per uscire dalla dimensione di un eterno presente, di un rumore costante di una società interamente digitale. Secondo me l'uomo avrà voglia di "farlo" ancora, si, anche in questo senso, perché certe cose non cambiano mai. 


Commenti

Ciao Alessandro,

rispetto alla definizione, apparsa sul "la Lettura", di Latronico del libro come "accidenti storico" non posso che concordare. Tale espressione non svaluta in alcun modo la funzione culturale che il libro cartaceo post Gutenberg ha avuto per più di cinquecento anni (e che in parte avrà ancora).

La permanenza dal libro cartaceo contro la volatilità dei periodici (e di riflesso quella dei nuovi media digitali) è una illusione, pensa solo ai libri di testo scolastici sui quali è difficile fare ricerca storica proprio perché "scomparsi" o ai milioni di titoli andati al macero nel corso della Storia.

Al di là della natura dell'uomo tutto ciò che egli produce, dalle Grotte di Altamira al Kindle, cambia ;-)

Luca

Scritto da: Luca Albani | lunedì, 06 febbraio 2012

Interessante il tuo commento, Paolo.
Io comunque ci andrei cauto a decretare il funerale del libro.
Pensa al libro anche solo come mezzo di espressione artistica.
Il teatro esiste ancora dopo più di un secolo di cinema, mezzo di televisione e vent'anni di Pixar..
La scultura tira avanti anche 2500 anni dopo Fidia.
La parola d'ordine sarà probabilmente frammentazione, lo stiamo vedendo già ora: n mezzi per altrettante finalità, artistiche e di comunicazioni, distinte e non necessariamente alternative.

Scritto da: Alex | lunedì, 06 febbraio 2012

Ehm, Alessandro, mi chiamo Luca non Paolo :-)

Riprendendo il discorso il libro, a differenza del teatro, è legato a un materiale (la carta) di cui non possiamo più abusare come in passato e la trasmigrazione dei quotidiani verso i tablet LCD dà un segnale forte (oltre che ecologico, sebbene i dispositivi elettronici inquinino a loro volta) di come in futuro i libri tradizionali potrebbero essere molto meno diffusi di adesso.

Non dimenticare poi che le forme di espressione culturale così come nascono a volte muoiono invece di "sopravvivere". Hai perfettamente ragione riguardo alla prossima e imminente frammentazione dell'offerta culturale non solo tra discipline diverse ma anche tra numerosi mezzi (e materiali, vedi in Cina) differenti.

Grazie per lo scambio di battute

Luca

Scritto da: Luca Albani | lunedì, 06 febbraio 2012

oops, sorry per il Paolo e grazie a te per i commenti.
Apri un altro dibattito, ossia sul tema di quanto siano davvero ecologici i tablet: mi ricordo uno studio di Cleantech che asseriva che i reader fossero effettivamente e di gran lunga una migliore opzione lato esternalità ambientali, ma questo è un altro tema, avremo occasioni in futuro.

Scritto da: Alex | lunedì, 06 febbraio 2012

Scrivi un commento

NB: i commenti di questo blog sono moderati.