mercoledì, 02 maggio 2012

Il SalvaMaturità di Studenti.it

Non senza un pizzico di nostalgia per i tempi passati, mi trovo a condividere questa infografica sulla Maturità 2012 che abbiamo realizzato insieme a BizUp: è solo la prima, ne seguiranno altre ;-)

infografica_maturita_2012
Prima Prova Maturità e Seconda Prova Maturità - Infografica di Studenti.it

11:25 Scritto da: thesearcher_70 in sfoghi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

domenica, 04 marzo 2012

Genio nella bottiglia

C'è che gli è sfuggita di mano, comunque vada a finire domani, ossia della distanza con cui vincerà alle elezioni.
Che il famoso genio nella bottiglia è uscito per non rientrare più (tanto presto) nella famosa bottiglia.

putin.jpgVladimir Putin ha preso in mano una Russia depressa, umiliata, spogliata del suo status di potenza globale, tenuta in ostaggio nel suo stesso territorio dai terroristi ceceni, con una montagna di debiti da pagare ai paesi ricchi ed a istituzioni internazionali. Dove nulla pareva funzionare, dai sommergibili nucleari che affondavano, alle più elementari funzioni di un apparato statale. Dove, soprattutto, la povertà era tangibile e diffusa.

C'è stato che un po' di fortuna (leggi: prezzo del petrolio) nel frattempo è arrivata, ma c'è stato anche un percorso fatto di riforme economiche, sagace politica estera, col fido Lavrov a girare stati e staterelli dall'Oceania al Medio Oriente per maturare nuovi crediti e riscuoterne di vecchi, di spregiudicato uso della leva energetica in chiave politica, interna ed estera e di rafforzamento di istituzioni che oggi paiono deboli (magistratura in primis), ma che appena nel 2000 esistevano solo sulla carta.

Soprattutto, c'è stato l'emergere di una classe media che viaggia, legge, si informa su un'internet non censurata e ora vuole avere davvero voce in capitolo. E che è preoccupata di essere retta da un potere non abituato a rendere conto. Ora le cose vanno (ancora) benino, ma se un domani dovessero andare male? Possiamo confidare in questo potere, che potrebbe ritenersi tranquillamente non "accountable" sulla base dei precedenti?

Se fino a solo 4/5 anni fa mi era difficile trovare qualcuno che dicesse di preoccuparsi per qualcosa che non fosse la stabilità socio-economica (comprensibile, dopo i cataclismi che hanno scosso la Russia negli anni novanta), oggi la preoccupazione sembra essere quella di potere orientare davvero le scelte del potere.

Le risposte di Putin? Promesse: un giorno raddoppio degli stipendi agli insegnanti, un altro costruzione di 300 nuove piste di ghiaccio al coperto in Russia, un altro ancora di migliorare le condizioni di vita del 90+% di cittadini che non risiedono a Mosca e dintorni, un altro ancora promesse su pensioni e ospedali, senza contare l'intenzione di raddoppiare il budget destinato alla difesa nel prossimo decennio.
Tutte promesse che vogliono dire esplosione della spesa pubblica in un momento in cui la rendita energetica si sta assottigliando a causa del rallentamento dell'economia globale e che potrebbero riportare la Russia ad uno status di paese debitore, doppiamente problematico nel momento in cui manca un piano di back-up all'economia estrattiva.
Un piano che sta in piedi solo se la Russia diventa uno dei maggiori terminali di investimenti esteri mondiali, cosa che appare al momento improbabile, stante anche la tradizionale mancanza di "soft power", quella capacità di comunicare e trasmettere un'immagine positiva, non minacciosa ed attraente di sé, che da sempre manca a questo paese.

Ecco perché il genio, la nuova classe media con le sue aspirazioni, non tornerà nella bottiglia: perché è ormai impossibile comprarla senza fare danni in un domani.
E la nuova classe media guarda anche oltre il prossimo mandato, con un po' di apprensione, qualsiasi cosa succeda.
E' tempo per un piano di back-up ad un'economia puramente estrattiva e questo richiede un potere che possa essere ritenuto pienamente responsabile, che non cerchi di legittimarsi solo a colpi di propaganda machista e paranoia verso gli USA quando si trova in difficoltà.

Saranno sei anni interessanti.

01:00 Scritto da: thesearcher_70 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: russia, putin, elezioni | OKNOtizie |  Facebook

domenica, 05 febbraio 2012

Quale futuro per il libro?

L'ultimo post scritto per il blog della società per cui ho la fortuna di lavorare, Banzai Media, è una sintetica istantanea sul punto in cui si trova l'ultima rivoluzione digitale in ordine di tempo. 

Perché quella degli eBook possa dirsi l'ultima rivoluzione digitale in ordine di tempo, è presto detto:

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Credits: Forrester Research - How Digital Consumption Is Reinventing The Media Industry (2009)

Ovviamente questa istantanea fa sorgere più domande di quante non ne risponda: siamo del resto di fronte ad una strada tutta da percorrere, che racchiude una serie di possibilità che matureranno nel tempo.

Le domande sono molteplici: quale sia il modello che dovranno adottare gli editori nell'era digitale. Quali i pattern di comportamento e di acquisto dei lettori. Quale la catena del valore che di delineerà nei nuovi assetti dell'industria.

Ma naturalmente la domanda più interessante è: che fine farà il libro?

Nessuno, tantomeno il sottoscritto, possiede la classica boccia di cristallo, ma mi sembrano assai probabili due scenari:

1) L'editore del futuro, perdendo buona parte della leva della distribuzione, dovrà imparare a stare sul mercato creando ulteriore valore attorno al prodotto, all'esperienza utente del lettore, a tutto tondo. 

Un ruolo più complesso ed articolato rispetto a quello del produttore dei moderni incunaboli dell'ultimo secolo, che presuppone anche la capacità di diventare (anche) selezionatore, ascoltatore e suggeritore di consigli utili per i suoi utenti.

Un soggetto che contribuisce ad arricchire l'esperienza utente dei lettori, trasportandola anche fuori, perché no, dall'eBook stesso, capace di personalizzarla (es. highlights e prefazioni su misura?), etc.

Un attore che si misura in un ecosistema nuovo, che ne capisce le sfaccettature, riconosce le voci influenti e che diventa a sua volta un contributore, capace di essere parte del dibattito su diversi piani/canali.

2) Il libro come l'abbiamo conosciuto sarà sicuramente meno importante di oggi, ma non si estinguerà (o almeno non per gli eBook odierni). 

Può anche essere che tornerà la letteratura non retribuita, come dice Vincenzo Latronico ("la Lettura" di oggi, significativamente non online), ma credo sia azzardato parlare di libro come "accidente storico".

Accidente storico un accidente: cominciamo a riconoscere che senza la parola stampata probabilmente la popolazione mondiale oggi sarebbe di qualche decina di milioni di analfabeti che vivono in condizioni igieniche disastrose in un mondo preindustriale. Riconosciamo che senza l'invenzione della stampa non avremmo conosciuto Illuminismi, rivoluzioni industriali e naturalmente non saremmo arrivati all'era digitale, se è vero che Natura non facit saltus.

Quindi cominciamo a riconoscere al buon vecchio libro in carta stampata l'importanza che si merita e il suo ruolo di pilastro del progresso.

In secondo luogo, la parola stampata è a suo modo un'esperienza utente insostituibile. E' la certezza (rassicurante) di sapere che se quel libro lo pescherò dalla libreria tra qualche anno, sarà sempre lui, testimone di un'epoca, una sorta di marcatore temporale che porta a sua volta dentro di sè una storia, un senso del tempo che passa.

Una parentesi di fissità in un mondo sempre più fluido e frenetico, una dimensione temporale diversa - e più rassicurante a mio modo di vedere - rispetto alla perenne attualità dei bit.

Non stiamo parlando del giornale che vive la sua breve vita tra i nostri polpastrelli oggi, per finire nella raccolta differenziata domani. Stiamo parlando quasi di un essere vivente, che invecchia insieme a noi.

Ecco, Jonathan Franzen teme che questo mondo finisca per sempre tra una cinquantina d'anni ed è contento di non doverlo vedere.

Io invece sono convinto che i libri di carta, la loro fissità ed al tempo stesso il loro lento degradarsi, il loro ciclo vitale curiosamente parallelo a quello delle nostre vite, saranno ancore cui aggrapparsi per uscire dalla dimensione di un eterno presente, di un rumore costante di una società interamente digitale. Secondo me l'uomo avrà voglia di "farlo" ancora, si, anche in questo senso, perché certe cose non cambiano mai.